Il saggio di Gianluca Giannini si colloca all’interno di un dibattito filosofico ormai imprescindibile: quello che interroga la natura dell’umano in un contesto in cui il digitale non è più uno strumento esterno, ma la trama stessa dell’esperienza. Con il concetto di Digiticene, l’autore propone un superamento dell’Antropocene, individuando nelle tecnologie dell’informazione e della computazione la nuova forza strutturante non solo delle società, ma delle forme stesse dell’essere.
Al centro di questa trasformazione emerge la figura dell’InfoSapiens, un soggetto che non si limita a usare sistemi digitali, ma che vive in una condizione di simbiosi ontologica con essi. L’identità non è più confinata al corpo biologico, né alla memoria individuale, ma si distribuisce in reti, archivi, modelli predittivi, profili algoritmici e protesi cognitive. In questo senso, l’umano diventa un nodo dinamico di un ecosistema informazionale complesso, nel quale ogni interazione è al tempo stesso atto cognitivo, gesto performativo e produzione di senso. Uno degli snodi più rilevanti del contributo riguarda la ridefinizione dell’epistemologia. Nel regime del Digiticene, la verità tende a spostarsi dalla corrispondenza tra enunciato e realtà verso la capacità dei modelli di prevedere, adattarsi, correggersi. La conoscenza assume una forma operativa, legata alla performance dei sistemi, alla loro resilienza e alla loro capacità di integrare feedback continui. È un passaggio che interpella direttamente l’intelligenza artificiale, i sistemi di machine learning e l’uso crescente di correlazioni statistiche al posto di spiegazioni causali trasparenti.
Dal punto di vista etico, l’analisi di Giannini solleva interrogativi cruciali. Se l’esistenza dell’InfoSapiens dipende sempre più dalla sua indicizzabilità, dalla persistenza dei dati e dalla riconoscibilità algoritmica, allora anche l’oblio, l’esclusione o la de-indicizzazione assumono un nuovo statuto ontologico. La vulnerabilità non riguarda più soltanto il corpo o la psiche, ma l’intera infrastruttura informazionale che sostiene la presenza dell’individuo nel mondo. In questa prospettiva, l’Intelligenza Artificiale non appare come un semplice insieme di strumenti avanzati, ma come una componente strutturale degli Smart Eco-System, ambienti ibridi nei quali si intrecciano dimensioni fisiche, logiche e semantiche. L’umano non è più esterno a questi sistemi, né pienamente sovrano: è co-costituito da essi, e al tempo stesso chiamato a una nuova responsabilità critica. Comprendere il Digiticene significa allora interrogare il potere modellante delle infrastrutture digitali, dei data center, degli algoritmi di decisione e delle architetture della conoscenza.
L’operazione filosofica proposta da Anatomia dell’InfoSapiens non è dunque descrittiva, ma diagnostica. Essa invita a riconoscere che la trasformazione in atto non riguarda un futuro remoto, ma il nostro presente. Abitare consapevolmente il Digiticene implica sviluppare nuove categorie etiche e politiche, capaci di governare – e non subire – l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e degli ecosistemi informazionali che plasmano la nostra esperienza quotidiana.
Perché AIgnosi ne parla
AIgnosi nasce come spazio di analisi critica sui rapporti tra Intelligenza Artificiale, società, etica e cultura. Il contributo di Gianluca Giannini rappresenta un riferimento teorico di grande rilievo per comprendere le trasformazioni in corso e per orientare il dibattito pubblico oltre le semplificazioni tecnicistiche o apocalittiche.