Nel saggio inaugurale, Mario Cosenza costruisce una riflessione potente e disincantata sull’intreccio tra tecnologia, soggettività e potere. L’intelligenza artificiale, osserva l’autore, non è un semplice strumento, ma una forma di mediazione cognitiva che riconfigura i modi dell’essere umano nel mondo. Attraverso un linguaggio denso e analitico, Cosenza indaga il legame strutturale tra la tecnica e la forma-Stato, mostrando come ogni rivoluzione tecnologica sia sempre anche una rivoluzione antropologica. L’“ente artificiale”, lungi dall’essere neutro, diventa specchio di un sistema sociale che ne determina gli usi e i fini, mentre la presunta “intelligenza” delle macchine rivela in realtà una sofisticata estensione delle relazioni di potere. Il testo si muove tra filosofia materialista e critica sociale, offrendo una diagnosi lucida della nostra condizione post-umana: il digitale come nuovo campo di dominanza, ma anche come possibile spazio di emancipazione, a patto che Sapiens resti “nel loop” della propria umanità.
Il contributo di Roberto Delle Donne affronta con lucidità il nodo dell’editoria accademica nell’era dell’algoritmo. La trasformazione digitale del sapere, spinta dai modelli di intelligenza artificiale, ridefinisce non solo la produzione scientifica ma la stessa idea di conoscenza come bene comune. L’autore mostra come la gestione dei dati della ricerca — dalle piattaforme di open access ai sistemi di indicizzazione automatica — stia generando una nuova asimmetria tra chi produce sapere e chi lo distribuisce. L’IA, in questo contesto, non è neutrale: filtra, classifica, suggerisce, e in tal modo orienta le gerarchie del riconoscimento accademico. Il saggio invita a una presa di coscienza etica: la trasparenza algoritmica e la cura dei metadati non sono meri dettagli tecnici, ma elementi costitutivi di una nuova ecologia della conoscenza. Delle Donne apre così una riflessione necessaria su un’“umanità scientifica” che rischia di diventare subordinata alla logica dei sistemi informativi che la rappresentano.
Fabiana Gambardella esplora il potere deformante del linguaggio nell’epoca digitale, mettendo in discussione la retorica salvifica che accompagna l’intelligenza artificiale. Le parole, scrive, non sono semplici strumenti di comunicazione, ma veicoli di visione del mondo: e quando il linguaggio è colonizzato da logiche di automazione e performatività, anche il pensiero subisce un processo di addomesticamento. In questo “secolo post-nichilista”, in cui il vuoto di senso è riempito da dati e simulacri, la parola perde il suo potere di rivelare e diventa funzione, etichetta, algoritmo. Gambardella invita a recuperare una grammatica etica del linguaggio, in cui la parola torni ad essere luogo di resistenza al dominio della semplificazione digitale. La sua riflessione, densa di echi letterari e filosofici, si inserisce nel cuore del progetto Life-on-life: restituire dignità all’umano attraverso il recupero della parola pensante.
Gianluca Giannini propone una delle analisi più originali del volume, centrata sulla metamorfosi dell’homo sapiens in InfoSapiens. L’autore definisce il Digitocene come l’epoca in cui la vita umana è inseparabile dall’ambiente informazionale che la avvolge. L’“infosfera”, lungi dall’essere un semplice contesto tecnologico, diviene habitat esistenziale e dispositivo politico. Giannini mostra come la leggerezza dell’iperconnessione — il flusso incessante di dati, immagini, contenuti — produca un effetto di gravità morale: la perdita di profondità, la dissoluzione del tempo dell’esperienza. Il saggio si distingue per la sua capacità di fondere riflessione filosofica e analisi culturale, tracciando la genealogia di un nuovo essere ibrido, l’InfoSapiens, costretto a ridefinire continuamente se stesso tra corpo biologico e identità digitale. Una riflessione necessaria su ciò che siamo diventati e su ciò che rischiamo di perdere.
Nel suo saggio, Emiliano Grimaldi affronta il tema cruciale dell’educazione come spazio di resistenza alla tecnocrazia. L’intelligenza artificiale, sostiene, può essere strumento di emancipazione solo se inserita in un progetto pedagogico consapevole, orientato alla formazione del cittadino critico. L’autore propone una “sociologia pubblica” dell’IA, capace di mettere in dialogo saperi tecnici e visione civica. L’educazione non deve limitarsi ad addestrare all’uso delle tecnologie, ma deve insegnare a comprenderne la logica, i bias, le implicazioni sociali. Grimaldi invita a riscoprire l’educazione come atto politico, capace di restituire autonomia e discernimento in un mondo dove l’algoritmo tende a sostituirsi al giudizio umano. Il suo contributo si inserisce con forza nel progetto complessivo del volume: costruire un umanesimo digitale che non si limiti a sopravvivere all’automazione, ma che impari a governarla.
Luca Lo Sapio affronta una delle questioni più affascinanti e controverse dell’epoca algoritmica: può una macchina essere creativa? Il suo saggio propone una visione pluralistica, in cui la creatività non è proprietà esclusiva dell’umano, ma un processo relazionale che emerge dall’interazione tra agenti naturali e artificiali. Superando la dicotomia uomo/macchina, Lo Sapio invita a pensare la co-creazione come nuovo paradigma estetico e cognitivo. L’intelligenza artificiale diventa così un partner epistemico, non un concorrente: un sistema capace di ampliare il campo delle possibilità espressive. Tuttavia, l’autore non cede al tecnicismo: la creatività computazionale resta per lui un terreno da abitare criticamente, dove la responsabilità estetica e morale rimane umana. Il suo contributo offre una chiave di lettura costruttiva del post-umanesimo, fondata non sulla paura ma sulla cooperazione intelligente tra le due intelligenze.
Il saggio di Simon Pietro Romano sposta l’attenzione sull’ambito strategico e militare, mostrando come la guerra contemporanea si combatta ormai anche — e soprattutto — nello spazio digitale. L’autore analizza l’evoluzione della cyber warfare come nuova forma di conflitto ibrido, in cui l’informazione diventa arma e la vulnerabilità dei sistemi informatici si traduce in vulnerabilità politica. La riflessione etica si intreccia con quella geopolitica: quali limiti morali è possibile porre in un contesto dove l’azione è istantanea, invisibile e potenzialmente globale? Romano delinea uno scenario inquietante ma realistico, in cui la frontiera tra difesa e attacco, sicurezza e controllo, diventa sempre più labile. Il suo contributo ricorda che la tecnologia non è mai neutrale: ogni codice è anche un gesto politico, e ogni algoritmo di guerra un frammento di sovranità delegata alle macchine.
Con tono provocatorio e incisivo, Francesco Romeo affronta il nodo giuridico dell’IA, smascherando l’illusione di un diritto capace di governare l’innovazione tecnologica con gli strumenti del passato. La sua tesi è radicale: l’etica dell’intelligenza artificiale è oggi impoverita, svuotata da un eccesso di retorica e da un deficit di pensiero. Il giurista, prigioniero di paradigmi novecenteschi, rischia di diventare irrilevante in un mondo dove le decisioni sono prese da sistemi opachi e auto-apprendenti. Romeo invita a ripensare la funzione del diritto non come difesa dell’esistente, ma come progetto di nuova normatività per l’ecosistema digitale. La sua critica è insieme filosofica e istituzionale: senza una rigenerazione dell’etica pubblica, nessuna governance dell’IA potrà essere davvero umana.
Steven Umbrello offre un contributo di taglio teorico-teologico, intrecciando il pensiero di Bernard Lonergan con le sfide dell’IA nel campo delle pratiche religiose. Il suo saggio esplora il modo in cui le tecnologie emergenti influenzano la rappresentazione del sacro e la mediazione spirituale. Partendo dal realismo critico lonerganiano, Umbrello propone una visione etica dell’intelligenza artificiale fondata sul concetto di bene comune e sulla ricerca di una razionalità incarnata. L’IA, in questa prospettiva, non è antitetica alla spiritualità ma può diventarne strumento di ampliamento, a patto che resti ancorata a un’etica della responsabilità. La riflessione apre un orizzonte inedito: la possibilità di un dialogo tra scienza, fede e tecnologia che restituisca senso alla trascendenza nell’era degli algoritmi.