L’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali non possono più essere comprese come semplici strumenti di supporto all’azione pubblica. Esse operano oggi come infrastrutture di governo, capaci di incidere in modo strutturale sulle decisioni collettive, sugli assetti istituzionali e sulle forme della responsabilità. Algoritmi, modelli predittivi e sistemi automatizzati non si limitano a rendere più efficienti i processi decisionali: contribuiscono a definirne i confini, orientando ciò che è visibile, valutabile e legittimo nello spazio pubblico.
Osservare l’AI da questa prospettiva significa spostare l’attenzione dalla retorica dell’innovazione alla questione del potere. Non conta soltanto cosa le tecnologie siano in grado di fare, ma come vengono integrate nei processi di governo, quali logiche incorporano, quali soggetti rafforzano e quali responsabilità tendono a diluire. In molti casi, la decisione appare come il risultato neutro di una procedura tecnica, quando in realtà è l’esito di scelte politiche, normative e organizzative stratificate nel tempo. L’analisi qui proposta non insegue l’innovazione nel suo ritmo accelerato, né partecipa alla competizione simbolica sull’adozione delle soluzioni più avanzate. Al contrario, assume una postura critica e riflessiva: interrogare il tecnologico significa comprenderne gli effetti sistemici, valutare la qualità delle regole che ne governano l’uso, misurare la capacità delle istituzioni di esercitare un controllo consapevole su strumenti sempre più complessi. In assenza di una governance solida, l’AI rischia di trasformarsi da leva di supporto a fattore di opacità decisionale.
Governare il tecnologico non equivale a ostacolare l’innovazione, ma a ricondurla entro un orizzonte di responsabilità pubblica. Significa riaffermare che l’efficienza non può essere disgiunta dalla trasparenza, né l’automazione dalla legittimazione democratica. È in questo spazio, dove la tecnologia diventa decisione e la decisione torna a essere politica, che si colloca il senso di questa riflessione.